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Stoicismo
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Lo mwcastoicismo è una corrente mwcqfilosofica e mwcgspirituale,cite-ref-1[1] di impronta mwdwrazionale,cite-ref-salmeri-2-0[2] mwfapanteista,cite-ref-3[3] mwgqdeterminista,cite-ref-4[4] e mwhgdogmatica,cite-ref-5[5] con un forte mwiworientamento etico e tendenzialmente mwjaottimista,cite-ref-6[6] fondata intorno al mwkq300 a.C.cite-ref-7[7] ad mwlgAtene da mwlwZenone di Cizio. La mwmamorale stoica risente di quella dei mwmqcinici, mentre la mwmgfisica si muove su una concezione del cosmo simile a quella di mwmwEraclito. Insieme all'mwnaepicureismo e allo mwnqscetticismo, lo stoicismo rappresentò una delle maggiori scuole filosofiche dell'mwngetà ellenistica.cite-ref-salmeri-2-1[2]

Tale filosofia prende il suo nome dalla mwpamwpqStoà Pecìle di mwpgAtene o «mwpwportico dipinto» (mwqain greco antico στοὰ ποικίλη?, Stoà poikílē) dove mwqqZenone impartiva le sue lezioni. Gli stoici sostenevano le mwqgvirtù dell'autocontrollo e del distacco dalle cose terrene, portate all'estremo nell'ideale dell'mwqwatarassia, come mezzi per raggiungere l'integrità morale e intellettuale. Nell'ideale stoico è il mwradominio sulle passioni o mwrqapatìa che permette allo spirito il raggiungimento della mwrgsaggezza. Riuscire è un compito mwrwindividuale, e scaturisce dalla capacità del saggio di disfarsi delle idee e dei condizionamenti che la società in cui vive gli ha impresso. Lo stoico tuttavia non disprezza la compagnia degli altri uomini e mwsal'aiuto ai più bisognosi è una pratica raccomandata. Per la loro concezione mwsqfatalistica dell'universo, che prevedeva la realizzazione di un piano universale razionale perfetto, insito nell'ordine della mwsgnatura, il termine "stoico" nel linguaggio popolare indica ancora oggi una persona che sopporta coraggiosamente le sofferenze e i disagi.cite-ref-8[8]

Lo stoicismo fu abbracciato da numerosi filosofi e mwuauomini di stato, sia mwuqgreci sia mwugromani, fondendosi presso questi ultimi con le mwuwtradizionali virtù romane di mwvadignità e mwvqcomportamento. Il disprezzo per le ricchezze e la gloria mondana la resero una filosofia adottata sia da mwvgimperatori (come mwvwMarco Aurelio, autore dei mwwamwwqColloqui con sé stesso) che da mwwgschiavi (come il mwwwliberto mwxaEpitteto).

mwzaCleante, mwzqCrisippo, mwzgSeneca, mwzwCatone Uticense, mwaaMarco Giunio Bruto, mwaqAnneo Cornuto, mwagPlinio il Vecchio, mwawQuinto Giunio Rustico e mwbaPersio furono importanti personalità della scuola stoica, alla quale si ispirò anche mwbqCicerone.cite-ref-cicerone-9-0[9]

Contents

Logica
Fisica
Etica
Note

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Origini e fasi

Lo stoicismo nasce ad mwewAtene, dove mwfaZenone di Cizio impartiva le sue lezioni nella zona del portico affrescato dellmwfq'mwfgagorà (la mwfwmwgaStoà Pecile), da cui questa corrente di pensiero prende il nome. Le lezioni si tenevano sotto questi portici dipinti poiché Zenone, non essendo ateniese ma un fenicio di Cipro, non aveva la possibilità di possedere una propria abitazione. La fase originaria di questa scuola di pensiero è detta mwgqstoicismo antico.

Più tardi, a partire dall'introduzione di questa dottrina a Roma da parte di mwgwPanezio di Rodi, ha inizio il periodo dello mwhastoicismo medio. Si differenzia dal precedente per il suo carattere mwhqeclettico, in quanto influenzato sia dal mwhgplatonismo che dall'mwhwaristotelismo e dall'mwiaepicureismo.

Infine, abbiamo il cosiddetto mwigstoicismo nuovo o romano, che abbandona la tendenza eclettica, cercando di tornare alle origini.

Il seguente schema mostra lo sviluppo cronologico delle varie fasi dello stoicismo e i personaggi più rappresentativi di ognuna di esse:

Dopo la fine dell'età antica, vi sono stati tentativi di riproporre lo stoicismo come filosofia di vita e pensiero:

• il mw7qneostoicismo fu una corrente filosofica del tardo mw7gRinascimento, tra il XVI e del XVII secolo, la cui finalità era di unificare lo stoicismo con la mw7wfede cristiana;
• lo mw8qstoicismo moderno è una corrente contemporanea nata negli mw8gStati Uniti nella seconda parte del XX secolo, che riprende e aggiorna i principi della scuola stoica antica con un orientamento mw8wrazionalista, alla luce della mw9apsicoterapia, della mw9qscienza moderna e del mondo attualecite-ref-10[10]cite-ref-11[11]cite-ref-12[12]cite-ref-13[13].

Dottrina stoica

Gli stoici dividevano la filosofia in tre discipline: la mwaqwlogica, che si occupa del procedimento del conoscere; la mwaq0fisica, che si occupa dell'oggetto del conoscere; l'mwaq4etica, che si occupa della condotta conforme alla natura razionale dell'oggetto. L'intera dottrina veniva paragonata ad un frutteto: la logica è il recinto che delimita il terreno, la fisica è rappresentata dagli alberi, mentre l'etica è il frutto.cite-ref-14[14]

Logica

La mwarulogica per gli stoici, a differenza di quanto avveniva nel mwarypensiero greco precedente, non è solo uno strumento al servizio della metafisica, ma si pone come disciplina autonoma rispetto agli altri campi di indagine; essa comprendeva, oltre alla mwarcgnoseologia e alla mwargdialettica, anche la mwarkretorica. Per "logica" infatti gli stoici intendevano non solo le regole formali del pensiero che si conformano correttamente al mwaromwarsLògos, ma anche quei costrutti del mwarwlinguaggio con cui i pensieri vengono espressi. Non a caso mwar0Lògos può significare sia mwar4ragione che mwar8discorso; oggetto della logica quindi sono proprio i mwasalògoi, ossia i ragionamenti espressi in forma di proposizioni (mwaselektà).

In maniera simile alla gnoseologia aristotelica, per gli stoici il criterio supremo della mwasmverità è l'mwasqevidenza, che consente di riconoscere la validità dei princìpi-guida della logica. L'evidenza si basa in particolare sull'mwasuassenso (mwasysynkatáthesis) che la mente dà alla rappresentazione di un dato fenomeno. A differenza quindi della dottrina epicurea, la conoscenza non si fonda sulla semplice sensazione (mwascàistesis), né sull'impressione che questa provoca nell'anima (mwasgphantasía): entrambe infatti, per via della loro instabilità, non potrebbero dare alle proposizioni il carattere di mwaskscienza che invece è necessario per poter distinguere correttamente il vero dal falso.cite-ref-15[15]

Nel processo conoscitivo concorrono dunque due elementi:

• uno attivo, mwateheghemonikòn, che consiste nelle mwatianticipazioni mentali, cioè previsioni basate su conoscenze già acquisite, ma in grado di avere un ruolo di guida;
• e uno passivo, mwatqhypàrchon, che è appunto il semplice dato sensibile.

Mentre tuttavia per mwatyZenone di Cizio l'evidenza-assenso riguardava unicamente la coscienza interiore di sé stessi o mwatcautocoscienza (mwatgmwatkoikeiosis) soltanto nella quale può aversi conformità alla legge universale del Lògos, con mwatoCleante essa diventa comprensiva (mwatskataleptikè) anche dei piani ontologici della realtà esterna, perché il Lògos che muove il pensiero razionale dell'uomo è in fondo lo stesso situato a fondamento dell'universo.

A partire dall'evidenza mwat0mwat4catalettica, che garantisce così la corrispondenza con la realtà, si struttura quindi la mwat8dialettica stoica, che comporta un ampliamento di indagine del mwauasillogismo aristotelico, che viene ora inteso in un senso non solo mwauededuttivo, ma anche mwauiipotetico. Questo nuovo approccio consente di valutare un ragionamento in riferimento ad un evento reale, sulla base di un insieme di proposizioni legate tra loro da operatori logici (proposizioni complesse).cite-ref-16[16]

Ad esempio, se in un ragionamento una o più premesse (mwauglèmmata) vengono legate ad una premessa addizionale, si giunge a delle conclusioni (mwaukepiphorá),cite-ref-17[17] come nella seguente frase: «Se è giorno c'è luce; ma è giorno; dunque c'è luce». Questa può essere formalizzata in: «Se mwau4p allora mwau8q; ma mwavap; dunque mwaveq», ovvero mwavi ( ( p → → q ) ∧ ∧ p ) → → q {\displaystyle ((p\rightarrow q)\wedge p)\rightarrow q} ). Il seguente schema esemplifica le varie tipologie di proposizioni a seconda dell'operatore logico utilizzato:

| TIPO | Connettore logico | Equivalente nella logica contemporanea | Esempio |
|---|---|---|---|
| Proposizione condizionale | SE | p → q {\displaystyle p\rightarrow q} | " Se è giorno, c'è luce" |
| Proposizione sub-condizionale | POICHÉ | ( p → q ) ∧ p {\displaystyle (p\rightarrow q)\wedge p} | " Poiché è giorno, c'è luce" |
| Proposizione congiuntiva | E | p ∧ q {\displaystyle p\wedge q} | "Si è fatto giorno e c'è luce" |
| Proposizione disgiuntiva | O (esclusiva) | ( p ∨ q ) ∧ {\displaystyle (p\vee q)\wedge } ~ ( p ∧ q ) {\displaystyle (p\wedge q)} | " O è giorno, o è notte" |

Mediante lo studio dei connettori logici, gli Stoici hanno dato vita a quella particolare disciplina che oggi è altrimenti conosciuta come mwax4logica proposizionale.

Il linguaggio in cui si esprime questa logica tuttavia non era per gli Stoici qualcosa di convenzionale, ma doveva rispondere al più alto compito dell'uomo, che consisteva nella mwayacontemplazione della mwayeverità, abbracciandola nella sua totalità. Scopo finale della mwayignoseologia stoica era infatti quello di rappresentarsi il corretto articolarsi del Lògos nel mondo, di coglierne cioè la struttura razionale, in vista dell'agire virtuoso (mwaymkatòrthoma).cite-ref-18[18]

Come il sillogismo aristotelico, anche la logica stoica non fu esente dalla formulazione di paradossi condizionali, quali il mwaykparadosso del mentitore, il paradosso del coccodrillo, il paradosso del mwayosorite.cite-ref-19[19]cite-ref-20[20]

Fisica

Sebbene tutto il sistema fosse subordinato all'etica, questa si fondava a sua volta su un principio che ha origine nella fisica.

La fisica stoica deriva dalla concezione mwazweraclitea del fuoco come forza produttiva e ragione ordinatrice del mondo. Da questo mwaz0fuoco artigiano (πύρ τεχνικόν) si genera l'universo, il quale, in certi mwaz4periodi determinati di tempo che sono cicli cosmici, si distrugge per tornare a rinascere dal fuoco in una nuova mwaz8palingenesi, ristabilendosi ogni volta nel suo stato originario. Per questo motivo si è soliti parlare di un mwaaaeterno ritorno (mwaaemwaaiapocatastasi)cite-ref-21[21] che si produce ciclicamente sotto forma di conflitto universale, attraverso una conflagrazione o mwaacmwaagecpirosi (εκπύρωσις). Ogni periodo che si produce dal fuoco e culmina nella sua distruzione attraverso il fuoco stesso è definito mwaakdiakosmesis (διακόσμησις).

«La ricostituzione del tutto avverrà non una, ma più volte, o meglio le stesse realtà si ricostituiranno all'infinito e senza limite. [...] E gli dèi, non essendo soggetti alla distruzione, ma succedendo ad ogni ciclo, conoscono perciò tutto quanto avverrà nei cicli successivi, perché non vi sarà nulla di diverso rispetto a ciò che è accaduto in precedenza.»

(Crisippo, in Arnim, SVF, II, fr. 625)

Tale ordinamento è retto da una ragione (mwaawΛόγος) universale. Questa può essere intesa come un mwaa0movimento incausato, eterno, inarrestabile, immanente, che pervade qualunque forma di essere, dal più semplice ed infimo fino al più grande e complesso, vivente e non vivente. Dalla sua azione scaturiscono due principi in cui il mondo risulta suddiviso: uno attivo, chiamato in vari modi (appunto mwaa4logos, o mwaa8Zeus, soffio vitale, pnèuma, natura), ed uno passivo, che è la materialità delle cose.

Già Aristotele aveva affermato che la mwabemateria non potrebbe sussistere senza una mwabiforma, e quindi senza un Dio che, in quanto mwabmatto puro, è la causa del suo strutturarsi in un certo modo. Gli Stoici tuttavia eliminano ogni dualismo tra l'essere in potenza e l'essere in atto, sostenendo che mwabqDio non sarebbe perfetto se la materia fosse ancora, in qualche modo, indipendente da Lui. Dio pertanto non solo produce le forme, ma rappresenta anche la materia stessa, l'elemento passivo che viene plasmato da quello attivo. Ciò significa che il Logos non è semplice corporeità, ma è la radice di ogni corporeità (mwabumwabylògos spermatikòs). Dio è un mwabcPensiero che, nel pensare se stesso, pensa e crea anche l'universo, in un'unità inscindibile di mwabgspirito e mwabkmateria.

Questo spirito mwabsaeriforme o mwabwmwab0pneuma, che è riscaldato dal mwab4fuoco, raffreddandosi dà quindi origine all'mwab8acqua, e infine all'elemento solido (mwacaterra): sono i mwacequattro elementi che compongono l'universo. Un altro termine utilizzato per indicare il soffio vitale che pone ordine nella materia inerte è «mwaciAnima del mondo», ripreso in particolare dal mwacmmwacqTimeo di mwacuPlatone; in virtù di questo princìpio tutto l'universo risulta concepito come un unico grande mwacyorganismo, regolato da intime connessioni (mwaccsympàtheiai) fra le sue parti. Esso è un mwacgtutto omogeneo, nel quale non ci sono zone vuote; contro mwackEpicuro, gli stoici affermano la fluidità e penetrabilità dei corpi e, di conseguenza, la tesi per cui non tutto è materia: così, in maniera simile a quanto sosterrà mwacoPlotino, l'mwacsessere non esaurisce il «tutto».cite-ref-22[22] L'espressione comprensiva utilizzata dagli stoici per indicare sia gli enti che gli incorporei è mwadati, il «qualcosa», contrapposto al niente.

La dottrina stoica degli mwadiincorporei si riflette nella concezione sul destino dell'anima dopo la morte; mwadmCrisippo riteneva solo le anime dei saggi sopravvivessero,cite-ref-23[23] altri (mwadgZenone e i suoi discepoli diretti) pensavano invece che tutte, indistintamente, continuassero a vivere fino al momento della conflagrazione cosmica quando si fonderanno con l'mwadkAnima del mondo,cite-ref-24[24] per tornare a ricostituirsi nuovamente ad ogni ciclo come tutto il resto.cite-ref-25[25]

L'ordine presente all'interno del cosmo è inoltre qualcosa di mwaemnecessario: una necessità che non è da intendersi mwaeqmeccanicamente alla maniera degli atomisti, bensì in un'ottica mwaeufinalistica. Nulla infatti avviene per caso: è il mwaeyFato, o il mwaecDestino, a guidare gli eventi. E poiché tutto accade secondo ragione, il Logos divino è anche mwaegProvvidenza (mwaekprònoia), in quanto predispone la realtà in base a criteri di mwaeogiustizia, orientandola verso un fine prestabilito.cite-ref-26[26] La fisica stoica aderisce pertanto alla convinzione mwae8giusnaturalista che esista un mwafadiritto di natura, al quale è giusto conformarsi, e di cui le diverse legislazioni dei singoli Stati sono solo imperfette imitazioni.

«Il vivere secondo natura è vivere secondo virtù, cioè secondo la natura singola e la natura dell'universo, nulla operando di ciò che suole proibire la legge a tutti comune, che è identica alla retta ragione diffusa per tutto l'universo ed è identica anche a Zeus, guida e capo dell'universo.»

(Zenone di Cizio, citato in Diogene Laerzio, Vite e dottrine dei filosofi, VII, 88)

Etica

L'mwafqetica stoica si fonda sul principio che l'uomo è partecipe del mwafulógos e portatore di una "scintilla" di fuoco eterno. L'essere umano è l'unica creatura, fra tutti i viventi, nella quale il Lògos si rispecchia perfettamente: egli è pertanto un mwafymicrocosmo, una totalità in cui tutto l'universo è riprodotto.

La virtù consiste nel vivere in modo conforme (ομολογία) alla natura del mondo, secondo il principio di conservazione (mwafgmwafkoikeiosis). Mentre gli animali tendono a preservare se stessi obbedendo agli impulsi, gli uomini devono sempre saper scegliere quel che conviene alla loro natura di esseri razionali. Il principio-guida della condotta umana quindi non può essere quello della ricerca del piacere, come sostengono gli epicurei. Ecco il pensiero di Crisippo (o uno dei suoi discepoli) al riguardo:

«Il piacere, se mai esiste, è un prodotto successivo, quando la natura, dopo aver cercato le cose adatte, lo fornisce in sé e per sé alla costituzione: e in questo modo gli animali appaiono lieti e le piante fioriscono.»

(Arnim, SVF, III, 178)

La guida dell'azione va invece ricercata, ancora una volta, nel principio attivo dell'anima (mwageheghemonikòn), al quale deve sottostare quello passivo (mwagimwagmpàthos). Sono le mwagqpassioni infatti che impediscono l'adeguamento della condotta umana alla mwagurazionalità. Raggiungendo lo stato di dominio sulle passioni o mwagymwagcapatia (απάθεια), ciò che poteva apparire come male e dolore si rivela un elemento positivo e necessario; anche la malattia e la morte quindi vanno accettate.

Si tratta di un'etica del mwagkdovere, riassunta da mwagoEpitteto nel celebre motto «ανέχoυ καί απέχoυ» («sopporta e astieniti»), non tanto come invito a sopportare il dolore e astenersi dai piaceri, ma ad accogliere serenamente quel che riserva il destino evitando però di farsi coinvolgere emotivamente.

Questo è anche il senso della famosa mwagwmetafora stoica che paragona la relazione uomo-Universo a quella di un cane legato ad un carro. Il cane ha due possibilità: seguire armoniosamente la marcia del carro o resisterle. La strada da percorrere sarà la stessa in entrambi i casi; ma se ci si adegua all'andatura del carro, il tragitto sarà armonioso. Se, al contrario, si oppone resistenza, la nostra andatura sarà tortuosa, poiché saremo trascinati dal carro contro la nostra volontà. L'idea centrale di questa metafora è espressa in modo sintetico e preciso da mwag0Seneca, quando sostiene, riprendendo Cleante: «mwag4mwag8Ducunt volentem fata, nolentem trahunt» («Il destino guida chi lo accetta, e trascina chi è riluttante»).cite-ref-27[27]

La saggezza

Gli stoici e il

suicidio

Avendo imparato che i mali sono tali solo in apparenza, lo stoico può anche accettare il suicidio come atto conclusivo del compito riservatogli dal destino, purché sia appunto una scelta deliberata e non dettata da un impulso momentaneo. Dev'essere cioè un atto razionalmente giustificatocite-ref-28[28]: «la ragione stessa ci esorta a morire in un modo, se è possibile, che ci piace», secondo Seneca; ad esempio, anche se il saggio deve giovare allo stato (res publica minor), il suo servigio non può arrivare fino a compromettere la propria integrità morale e per salvarla egli dev'essere pronto all'extrema ratio del suicidio. Lui stesso si tolse la vita in seguito alla condanna a morte da parte di Nerone per la congiura di Pisone. Solo la virtù e la saggezza, infatti, hanno valore, mentre la vita, sebbene preferibile alla morte, è un bene indifferente come la ricchezza, gli onori, e gli affetti.cite-ref-29[29] Se quindi la vita non consente più un sereno esercizio della ragione, il saggio è pronto a rinunciarvi, convinto che «morire bene significhi sfuggire al pericolo di vivere male».cite-ref-33[33]

Oltre a Seneca, tra gli stoici che scelsero il suicidio si conoscono: secondo alcuni lo stesso Zenone di Cizio;cite-ref-34[34] probabilmente Cleante;cite-ref-35[35] Catone Uticense, per protesta contro Cesare; il suo genero Marco Giunio Bruto, uno dei cesaricidi, per evitare di cadere vivo nelle mani di Ottaviano e Marco Antonio; Dionisio di Eraclea detto il Rinnegato;cite-ref-36[36] Antipatro di Tarso; Marco Anneo Lucano (nipote di Seneca) e Trasea Peto (anche loro vittime della repressione neroniana); l'imperatore Marco Aurelio che, ammalatosi di peste, si lasciò morire d'inedia.cite-ref-37[37]

La mwajisaggezza pratica (mwajmmwajqphronesis), a differenza di quella mwajuteoretica (mwajymwajcsophia), per gli stoici consiste nella capacità di raggiungere la mwajgfelicità, stato corrispondente al raggiungimento dell'mwajkatarassia, o imperturbabilità dell'animo, concetto derivante in gran parte dalla mwajoscuola cinica.

Ad essa si approda guadagnando il dominio di se stessi: dei propri pensieri e delle proprie passioni. Secondo gli stoici, la volontà del saggio aderisce perfettamente al suo mwajwdovere (mwaj0kathèkon), obbedendo a una forza che non agisce esteriormente su di lui, bensì dall'interno. Egli vuole quel che deve, e deve quel che il suo stesso lògos gli impone. Lo stoicismo non è dunque una sorta di esercizio forzato di vita, perché tutto, nell'esistenza del saggio, scorre pacificamente.

E poiché il mwaj8Bene consiste nel vivere secondo il Lògos, il mwakamale è solo ciò che in apparenza vi si oppone. Ne risultano così tre tipologie di azioni:

1. quelle dettate dalla ragione, come il rispetto per i genitori, gli amici e la patria;
2. quelle contrarie al dovere, e quindi da evitare, in quanto irrazionali ed emotive;
3. quelle «indifferenti» sia al bene che al male (mwakumwakyadiáphora), come ad esempio sollevare una pagliuzza, o tenere una penna.

È in quest'ultima categoria che però rientrano di fatto anche tutte quelle azioni in grado di determinare salute, ricchezza, potere, schiavitù, ignominia, ecc. Queste qualità per gli stoici non hanno importanza, perché non esistono beni intermedi: la felicità o l'infelicità dipendono unicamente da noi, non possono essere il risultato di una mediazione. Da qui la netta contrapposizione: o si è sapienti, o si è stolti, tutto il resto è mwakgindifferente.cite-ref-38[38]

Nessuno, di conseguenza, è schiavo per natura, l'essere umano è assolutamente mwak4libero di approdare alla saggezza, mentre schiavo è soltanto colui che si fa dominare dalle passioni. Per ottenere questo risultato occorrerà saper identificare ciò che serve con la mwak8mwalaproairesi (l'uso della mwaleragione), applicando la mwalimwalmdiairesi, ovvero la scelta che risulta migliore.cite-ref-39[39]

Avendo fiducia nel fatto che tutto sia regolato necessariamente dal Λόγος, il saggio è tale in quanto abbandona il punto di vista relativo dell'io individuale per assumere un punto di vista mwalkassoluto, una visione della realtà mwalosub specie aeternitatis. Al punto culminante del suo complesso itinerario spirituale, reso possibile anche dalla riflessione filosofica, egli approda così ad un'unione mwalsascetica con il tutto.cite-ref-40[40]

Logica, fisica ed etica vanno pensati proprio come una scala che conduce verso la mwamecontemplazione finale. E l'etica, il cui frutto è la virtù, rappresenta l'ultimo gradino: si recupera in tal modo da mwamiSocrate la mwammconcezione intellettuale dell'etica, per cui il Bene è mwamquno solo, e scaturisce dall'unico vero sapere.cite-ref-41[41]

Attivismo politico

Poiché lo spirito e la materia sono uniti indissolubilmente, la saggezza dagli Stoici non è concepita come un'attività puramente intellettuale, ma anche propedeutica all'agire. Il concetto di apatia, che a molti potrebbe apparire come una sorta di stolta indifferenza, e che oggi ha assunto un connotato per lo più negativo, è al contrario il risultato della virtù che si attua in aderenza alle leggi del Lògos. Solo compiendo il proprio dovere, infatti, l'uomo può identificarsi con esso, diventando ciò che egli da sempre è. A differenza dei cinici, dunque, fra i doveri principali degli uomini, in quanto esseri razionali, vi è soprattutto la politica.

Questa nuova forma di attivismo fu introdotta in particolare quando alcuni esponenti della media-stoà, come mwanuPanezio, entrarono in contatto con l'ambiente mwanyromano. Fu così che numerosi stoici dell'antichità divennero attivi statisti, dediti all'esercizio del bene pubblico. In loro si avverte soprattutto una dimensione mwanccosmopolita, che scaturisce da quel sentimento di mwangcompassione e partecipazione agli eventi del mondo proprio della mwanksympàtheia, ossia dell'intima connessione esistente tra la sfera dell'uomo e quella dell'mwanoAnima cosmica: essi sono sudditi di una patria universale, non c'è avvenimento che non li riguardi.

L'«indifferenza stoica» del primo periodo venne perciò modificata: in maniera maggiormente simile a quanto affermava mwanwAristotele nella sua mwan0mwan4Etica Nicomachea, se i mali o i beni materiali sono mwan8indifferenti per il raggiungimento della virtù, non per questo è da ignorare tutto ciò che può dare un prezioso contributo in tal senso: esistono anche beni che, se di per sé non danno la felicità, sono però mwaoapreferibili (mwaoeproegména) rispetto ad altri. Questo mutamento di prospettiva avvenne quando Panezio si rese conto che l'ideale stoico della saggezza poteva apparire vuoto e astratto, rischiando di mettere in crisi l'intera dottrina dell'etica. mwaoiDiogene Laerzio riferisce in proposito:

«

Panezio

e

Posidonio

sostengono che la virtù non è sufficiente, ma occorrono anche buona salute, abbondanza di mezzi di vita, e forza.»

(Diogene Laerzio, Vite e dottrine dei filosofi, VII, 128)

Sarà invece con la nuova Stoà che verrà recuperata una concezione dell'etica nuovamente rigorosa sul modello di quella antica, pur mantenendo delle notevoli tendenze al cosmopolitismo e al mwaoufilantropismo. mwaoyCicerone parla di mwaocmwaoghumanitas, sentimento di benevolenza e solidarietà disinteressata verso i suoi simili. mwaokEpitteto (concezione ripresa poi da mwaooMarco Aurelio) affermerà di sentire tutti gli uomini come suoi fratelli, essendo come lui figli dello stesso Lògos:

«Schiavo, non sopporterai tuo fratello che ha Zeus per padre, è nato come figlio, dallo stesso germe come te e dalla stessa discendenza celeste, ma per essere stato collocato in una posizione un po' più eminente, t'atteggerai subito a tiranno? Non ricorderai chi sei e su chi comandi? Non sono uomini della tua stessa stirpe, fratelli per natura, discendenti di Zeus?»

(Epittetocite-ref-42[42])

Note

cite-note-11. Secondo la definizione di mwapymwapcPohlenz.
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cite-note-cicerone-99. Anche mwatuCicerone si ispirò allo stoicismo, pur non aderendo mai a nessuna scuola filosofica, mescolando nella sua concezione eclettica il mwatyplatonismo della mwatcscuola accademica con lo stoicismo, cfr. citereftreccani-stoicismo-enciclopedia-dantescamwatgGérard Verbeke, mwatkmwatoStoicismo, in mwatsmwatwEnciclopedia dantesca, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1970.
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cite-note-2121. Da mwayu"apo" = «da», mwayy"kata" = «giù», e mwayc"istemi" = «restituire», «rinnovare», «ritornare nel primo stato» (cfr. mwaygDizionario etimologico a cura di A. Bonavilla, I vol., pag. 302, Milano 1819), quindi propriamente «ripristinare da giù».
cite-note-2222. Un principio della filosofia stoica è che "tutto è corpo"; essi tuttavia non sono atomisti, sostengono che la materia sia infinitamente divisibile e che sia possibile la compenetrazione di tutto con tutto. La materia quindi non è fatta di atomi, ma di un principio attivo (Dio, forma, fuoco come soffio vitale) e passivo (materia informe). L'universo stoico è quindi un monismo panteistico: tutto è formato da corpi ma in ogni corpo è presente Dio.
cite-note-2323. mway8SVF, II, fr. 811
cite-note-2424. mwazmSVF, I, fr. 522
cite-note-2525. Pareri meno allineati a quelli della prima scuola classica sono presenti in esponenti dello stoicismo romano, che risentono dell'influsso mwazcepicureo: mwazgSeneca giudica le descrizioni dell'mwazkoltretomba come fantasie poetiche, e per lui i morti non soffrono più alcun male, né vengono giudicati: "Rifletti allora che chi è morto non soffre più alcun male, che sono favole quelle secondo cui l’aldilà sarebbe qualcosa di terribile: nessuna tenebra incombe sui morti, non ci sono prigioni né torrenti che ribollono di fuoco, né un fiume dell’Oblio, non ci sono tribunali e imputati, non c’è nessun tiranno in quella assoluta e totale libertà. Sono i poeti ad avere inventato tutte queste cose, spaventandoci con vani terrori". (Lucio Anneo Seneca, Consolazione a Marcia, XIX). Così mwazoMarco Aurelio sembra dubbioso sulla vita dopo la morte, seppur non la esclude:"Sulla morte: o è dispersione, se ci sono gli atomi; se invece c’è l’unità, è spegnimento o trasferimento." (Colloqui con sé stesso).
cite-note-2626. Questo sebbene alcuni stoici abbiano anche preso in considerazione la possibilità di un cosmo non ordinato o non panteistico, che tuttavia non sembra cambiare la concezione della vita e dell'etica: mwaz4 mwa0a«O la morsa del destino è un ordinamento inviolabile, o una provvidenza misericordiosa, o la confusione di una casualità senza governo. Ora, se vi è una necessità inviolabile, perché ti opponi? Se invece vi è una provvidenza che accoglie le suppliche, renditi degno dell'aiuto che viene dalla divinità. Se, infine, vi è una confusione anarchica, rallegrati che in un simile vortice tu possa avere in te un intelletto che ti dirige.» mwa0e(Marco Aurelio, mwa0imwa0mColloqui con sé stesso, XII, 14)
cite-note-2727. Seneca, mwa0cEpist., 107, 10.
cite-note-2828. «mwa0sEadem illa ratio monet, ut, si licet, moriaris quemadmodum placet» (Seneca, mwa0wmwa00Lettere a Lucilio, libro VIII, 70, 28)
cite-note-2929. mwa1emwa1imwa1mLa morte di Seneca raccontata da Tacito, su mwa1qstudiarapido.it, 14-05-2016.
cite-note-301. Seneca, mwa1gDe ira, V, 15.
cite-note-312. «Ancora peggio chi va dicendo: bello non essere mai nato, ma, nato, al più presto varcare la porta dell'Ade. Se è così convinto perché non se ne va da questo mondo? Nessuno glielo vieta se è veramente il suo desiderio. Invece se lo dice così per dire fa meglio a cambiare argomento.» (Epicuro, mwa1wLettera a Meneceo).
cite-note-323. mwa2aDiatribe, XXIV, 20.
cite-note-3333. «mwa2qBene autem mori est effugere male vivendi periculum» (Seneca, mwa2uLettere a Lucilio, libro VIII, 70, 6). E così altri esempi: «chiedi quale sia la via alla libertà? Qualsiasi vena del tuo corpo».cite-ref-30[30] Per mwa2oEpitteto, che fa eco a mwa2sEpicuro:cite-ref-31[31] «ricorda che la porta sta aperta. Non essere più timido dei ragazzini, ma, come quelli, quando il gioco non è di loro gradimento, dicono «Non gioco più», così anche tu, quando le circostanze ti sembrano altrettanto spiacevoli, dì semplicemente «Non gioco più» e vattene: se rimani, però, non lamentarti».cite-ref-32[32]
cite-note-3434. mwa3cmwa3gmwa3kLo stoicismo e gli stoici, su mwa3ofilosofico.net.
cite-note-3535. mwa34Tiziano Dorandi, mwa38mwa4aLa stoà da Zenone a Panezio, Brill, 2016, p.mwa4e 16, mwa4iISBNmwa4m 978-90-04-32082-6. mwa4uURL consultato il 4 luglio 2023.
cite-note-3636. Così soprannominato per aver abbandonato la scuola stoica.
cite-note-3737. Durante le mwa4wguerre marcomanniche nei pressi del fronte del mwa40Danubio, sentendo che a causa della peste i suoi giorni erano alla fine e il dovere compiuto, accettò da stoico una morte onorevole, astenendosi dal mangiare e bere, e aggravando così la malattia per morire il più rapidamente possibile (citato in mwa44mwa48Antonio de Guevara, mwa5amwa5eVita, gesti, costumi, discorsi, lettere, di Marco Aurelio imperatore, Venezia, 1557, p.mwa5i 80.)
cite-note-3838. «[Gli stoici]… dicono indifferenti salute e malattia e tutte le entità corporee e la maggior parte delle qualità esterne, perché non contribuiscono né alla felicità né all'infelicità. Ciò di cui ci si potrebbe servire sia in maniera buona che cattiva sarebbe infatti indifferente: e della virtù ci si serve sempre bene, del vizio male, ma della salute e di quel che riguarda il corpo è possibile servirsi ora bene ora male, per questo sarebbero indifferenti» (Arnim, mwa5ySVF, III, fr. 122).
cite-note-3939. La proairesi sarebbe per Epitteto la facoltà razionale, propria di tutti gli esseri umani, che permette loro di dare significato e distinzione alle esperienze sensibili che di per sé sono indeterminate. Ciò che ha un senso non sarebbe infatti la mwa5opercezione in sé ma il significato che con la ragione noi le diamo. La proairesi permette di operare la diairesi, il discernimento preliminare alla scelta, che serve ad esprimere un giudizio riguardante la possibilità di servirci delle cose distinguendo se esse siano a nostra disposizione oppure no. Alcune cose infatti, come ad esempio valutazioni, progetti, desideri, impulsi ragionevoli, sono in nostro esclusivo potere e sono da Epitteto definite "proairetiche". Non sono invece in nostro pieno potere cose come il corpo, il patrimonio, la reputazione, il lavoro, quelle entità cioè, che Epitteto chiama "aproairetiche".
cite-note-4040. Arnim, mwa54SVF, III, frr. 544-656.
cite-note-4141. Viene detto quindi "Il saggio stoico è libero sul trono come in catene" perché ogni cosa è percepita come necessaria, rispondente a un ordine cui lo stoico virtuoso si sottomette.
cite-note-4242. Epitteto, mwa6uDiatribe, I, 13

Bibliografia

Raccolte dei frammenti

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• mwa7iDiogene Laerzio, mwa7mVite e dottrine dei più celebri filosofi, testo greco a fronte, a cura di mwa7qGiovanni Reale con la collaborazione di Giuseppe Girgenti e Ilaria Ramelli, Bompiani, Milano 2005
• mwa7yEpitteto, mwa7cTutte le opere. Testo greco a fronte, a cura di G. Reale e C. Cassanmagnago, Bompiani, 2009 ISBN 88-452-6399-1
• mwa7oFilodemo, mwa7sStoria Dei Filosofi: La Stoa Da Zenone a Panezio (PHerc. 1018), edizione, traduzione e commento a cura di Tiziano Dorandi, Leiden, Brill, 1994 ISBN 90-04-09963-8
• Karlheinz Hülser (a cura di), mwa74Die Fragmente zur Dialektik der Stoiker. Neue Sammlung der Texte mit deutscher Übersetzung und Kommentaren, 4 voll., Stuttgart-Bad Cannstatt 1986-1987
• mwa8aMargherita Isnardi Parente (a cura di), mwa8eStoici antichi, 2 voll., Utet, Torino 1989
• mwa8mMarco Aurelio, mwa8qmwa8uColloqui con se stesso. Testo greco a fronte, a cura di N. Gardini, Medusa edizioni, 2005 ISBN 88-7698-015-6
• Roberto Radice (a cura di), mwa8kStoici antichi. Tutti i frammenti secondo la raccolta di Hans Von Arnim, Rusconi, Milano 1998 ISBN 88-18-22035-7
• mwa8wIlaria Ramelli (a cura di), mwa80Stoici romani minori. Testo greco e latino a fronte, Bompiani, 2008 ISBN 88-452-6196-4
• mwa9aLucio Anneo Seneca, mwa9eTutte le opere. Dialoghi, trattati, lettere e opere in poesia, a cura di G. Reale, Bompiani, 2000 ISBN 978-88-452-9073-2

Studi

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• Francesca Alesse, mwa9kLa stoa e la tradizione socratica, Bibliopolis, 2000
• Jean Brun, mwa9sLo stoicismo, trad. a cura di L. Salomoni, Xenia, 1998
• Jean-Joël Duhot, mwa90Epitteto e la saggezza stoica, trad. a cura di P. Brugnoli, Borla edizioni, 1999
• mwa98Giuseppe Giliberti, mwa-aCosmopolis. Politica e diritto nella tradizione cinico-stoica, ES@, 2002
• mwa-iPierre Hadot, mwa-mLa cittadella interiore. Introduzione ai "Pensieri" di Marco Aurelio, Vita e Pensiero, Milano 1996
• Anna Maria Ioppolo, mwa-uAristone di Chio e lo stoicismo antico, Napoli, Bibliopolis, 1980
• mwa-cMargherita Isnardi Parente, mwa-gIntroduzione allo stoicismo ellenistico, Laterza, 2004
• Mario Mignucci, mwa-oIl significato della logica stoica, Pàtron, Bologna 1965
• citerefpohlenzMax Pohlenz, La Stoa. Storia di un movimento spirituale, Bompiani, 2006.
• citerefradice2000Roberto Radice, Oikeiosis. Ricerche sul fondamento del pensiero stoico e sulla sua genesi, Milano, Vita e Pensiero, 2000, ISBN 88-343-0516-7.
• Paolo Togni, mwa-4Conoscenza e virtù nella dialettica stoica, Bibliopolis, Napoli 2010 ISBN 978-88-7088-599-6

Voci correlate

• Filosofi stoici
• mwa-cAmor fati
• mwa-kApocatastasi
• mwa-sFatalismo
• mwa-0mwa-4Homologoumenos zen
• mwbaaNeostoicismo
• mwbaiOikeiosis
• mwbayStoà Pecile

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Collegamenti esterni

• citerefdizionario-di-filosofiaStoicismo, in Dizionario di filosofia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2009.
• citerefsapere-itStoicìsmo, su sapere.it, De Agostini.
• citerefbritannica-com(EN) Jason Lewis Saunders, Stoicism, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• citerefinternet-encyclopedia-of-philosophy(EN) Massimo Pigliucci, Stoicism, su Internet Encyclopedia of Philosophy.
• citerefphilosophica(ES) Stoicismo, su Philosophica.
• citerefcyclop-dia-of-biblical-theological-and-ecclesiastical-literature(EN) Stoicismo / Stoicismo (altra versione), in Cyclopædia of Biblical, Theological, and Ecclesiastical Literature, Harper.
• citerefcatholic-encyclopedia(EN) Stoicismo, in Catholic Encyclopedia, Robert Appleton Company.
• Scheda sullo stoicismo, su latinovivo.com.
• Seneca e la "Saggezza stoica", su magnanelli.it.
• citerefsep-stoicism(EN) Marion Durand, Simon Shogry, Dirk Baltzly, Stoicism, in Edward N. Zalta (a cura di), Stanford Encyclopedia of Philosophy, Center for the Study of Language and Information (CSLI), Università di Stanford.
• (EN) Bibliografia annotata sulla semiotica e la logica stoica, su historyoflogic.com.